• Se vuoi conoscere...

    ...LA TUA MALATTIA e desideri curarla in modo consapevole,
    puoi navigare all'interno del nostro portale per comprendere meglio
    le patologie, le possibili cure, le tecniche oggi adottabili, oppure,
    semplicemente, per approfondire alcuni aspetti dell'anatomia umana
    che ci caratterizza tutti.
  • L'armonia...

    ...DEGLI ELEMENTI E LA VITALITA' DELL'ESSERE.
    Le malattie dell'apparato genitale e urinario affrontate in collaborazione
    da più Specialisti con formazione ospedaliera ed universitaria,
    utilizzando percorsi diagnostici e terapeutici indicati dalle linee guida
    delle più accreditate Società Urologiche ed Andrologiche nazionali.
  • Informazioni...

    ...CHIARE E CORRETTE sulle principali problematiche
    di natura urologica e andrologica.
    Troverete nel sito solo notizie dettate dai principi di etica che guidano
    la buona pratica professionale, universalmente condivise
    e codificate in campo internazionale.
  • 1
  • 2
  • 3
Martedì, Settembre 26, 2017
Text Size

Trattamento per la DE chirurgico

TERAPIA CHIRURGICA

TERAPIA INVASIVA

CHIRURGIA CORRETTIVA DELLE MALFORMAZIONI:
incurvamento del pene
congenito o secondario a trauma.
Le tecniche chirurgiche di raddrizzamento consistono essenzialmente nel confezionamento di aree di controtrazione controlaterali alla curvatura, mediante plicature o riduzioni della guaina di rivestimento dei corpi cavernosi (albuginea) 
in caso di curvature con angolo inferiore ai 90°.
Quando l’incurvamento supera i 90° si procede alla correzione dell’angolo di curvatura mediante l’innesto di patch di derma autologo o liofilizzato (patch di allungamento).



PENE NASCOSTO E MICROPENE:
un eccessivo cuscinetto di grasso sovrapubico o un’eccessiva riduzione
della cute che riveste 
i corpi cavernosi possono nascondere parte del pene.
Tali difetti possono essere corretti con interventi di liposcultura o utilizzando la pelle prepuziale per aumentare la visibilità del pene.



IPOSPADIA – 
ANOMALIA DELLO SVILUPPO DELL?URETRA
con sede anomala del meato uretrale esterno.
Correzione del difetto mediante uretroplastica.



INDURATIO PENIS PLASTICAUNA
volta stabilizzata farmacologicamente la malattia.
Si può procedere ad escissione della placca ed a sostituzione della lesione con patch di derma autologo o liofilizzato 
con recupero del normale allineamento ed elasticità del pene.
Nei casi estremi della malattia con estesa compromissione dei corpi cavernosi (albuginea e tessuto spongioso) è consigliato l’impianto di protesi malleabili.



TRAUMI: quando non immediatamente risolti i traumi dei corpi
cavernosi danno come esito delle lesioni molto simili a quelle indurative.

Il trattamento è analogo a quello della induratio penis plastica e degli incurvamenti.

CHIRURGIA VASCOLARE ARTERIOSA
Le cause più frequenti di disfunzione erettile (DE) organica sono quelle vascolari 
che possono essere di due tipi:

1) Insufficienza arteriosa (ipoafflusso): erezione incompleta.
2) Insufficienza venosa (iperdeflusso): erezione breve (difficoltà di mantenimento).

Dal perfetto bilanciamento del flusso sanguigno arterioso e venoso all’interno dei corpi cavernosi dipende infatti, oltre che l’integrità, anche la durata dell’ erezione.



CHIRURGIA DEL DEFICIT ERETTILE DA INSUFFICIENZA ARTERIOSA
Sono stati ideati numerosi interventi chirurgici volti ad aumentare il flusso sanguigno dei corpi cavernosi quando la portata delle arterie dorsali del pene o delle arterie cavernose si mostra insufficiente.
Con tecniche diverse si è attuata una deviazione della circolazione ematica da altri distretti a quello penieno mediante by-pass arteriosi (epigastro-cavernoso, epigastro-dorsale termino/laterale o termino/terminale).
Tali interventi sono stati ormai abbandonati sia per la loro complessit à che per l’alta incidenza di trombosi e quindi di chiusura dell’anastomosi che di fatto ne vanifica gli effetti positivi.



CHIRURGIA DEL DEFICIT ERETTILE DA DISFUNZIONE VENO–OCCLUSIVA
(dvo o fuga venosa)
Èuna condizione che viene a verificarsi quando esiste un difetto dei meccanismi preposti al mantenimento del sangue all’interno dei corpi cavernosi (sistema corporo-occlusivo) con conseguente impossibilità per i corpi cavernosi di raggiungere e mantenere una pressione adeguata al raggiungimento di una valida erezione.
Il sangue defluisce dai corpi cavernosi attraverso 3 sistemi di drenaggio venoso:
il superficiale (v. Dorsale superficiale);
l’ intermedio (v. Dorsale profonda);
il profondo (v. Cavernose e crurali).
L’intervento consiste nel ridurre il deflusso del sangue dai corpi cavernosi, legando, sezionando ed asportando una delle principali vie di scarico venoso: la vena dorsale profonda con le sue emissarie (v. Circonflesse).
Nei casi più complessi si può agire anche sul sistema delle vene cavernose e crurali.

CHIRURGIA PROTESICA
Obiettivo della chirurgia protesica è quello di sostituire i corpi cavernosi difettosi con degli analoghi artificiali che consentano al pene di mantenere un adeguato livello di rigidit à tale da consentire la penetrazione.

È quindi indicata solo su quei soggetti che hanno subito un danno fisico ed irreversibile della struttura erettile dei corpi cavernosi e che quindi non si giovano dei trattamenti farmacologici non invasivi.
Va considerata come ultima scelta terapeutica.

Va consigliata solo a pazienti “motivati” con un buon equilibrio e con una buona vita relazionale ed affettiva che hanno ben compreso che la protesi rappresenta l’unico mezzo meccanico che consente di avere un rapporto.

L’impianto di protesi peniene consiste nell’inserire all’interno dei corpi cavernosi dei cilindri di materiale plastico inerte che li sostituiscono nella funzione erettile.
I cilindri vengono posizionati nel tessuto spongioso dei corpi cavernosi all’interno della guaina albuginea.
L’indicazione all’impianto delle protesi viene oggi limitata alle fibrosi estese dei corpi carnosi, ai casi estremi di induratio penis plastica, a ben definite forme di deficit erettile di origine psicogena in pazienti che rifiutano o non si giovano di terapie farmacologiche alternative non invasive.


Indicazioni all’inserimento di protesi peniene
:
Fibrosi dei corpi cavernosi
Fibrosi post-iniettiva (farmacoprotesi)

Fibrosi post-chirurgica

Esiti di priapismo
Induratio
Penis Plastica avanzata

Insuccesso di altri trattamenti
Deficit erettile vasculogenico
Deficit erettile psicogeno
Rifiuto del paziente di trattamenti alternativi


TIPOLOGIE DI PROTESI

Le protesi si dividono in due grosse categorie: le SEMIRIGIDE e le GONFIABILI. 

Entrambe presentano vantaggi e criticità che possono essere così riassunti:



SEMIRIGIDE:
basso costo, semplicità di impianto, semplicità di utilizzo,
elevata affidabilità 
nel tempo.
Il pene mantiene costantemente una erezione che può indurre imbarazzo.



GINFIABILI: alto costo, impianto complesso, utilizzo a volte difficoltoso,
ridotta affidabilità 
nel tempo per rottura di un componente.
Ottimo effetto estetico. 

Il pene riesce a simulare un’erezione normale. 

Avolte non garantiscono la rigidità necessaria per un’agevole penetrazione.



All’interno di entrambe le categorie esiste una serie di sottogruppi con caratteristiche specifiche per ogni indicazione.
La decisione sulla scelta del tipo di protesi da impiantare varia da caso 
a caso e deve essere presa insieme al paziente ed alla partner.

Le protesi semirigide debbono conciliare la necessità di una adeguata rigidità con un certo grado di flessibilità, così da essere esteticamente accettabili quando non sono in uso. 


Sono costituite da un cilindro di materiale plastico inerte che contiene al suo interno un’armatura metallica malleabile che, aumentandone la rigidità, favorisce la penetrazione.


Le protesi gonfiabili sono costituite da una coppia di cilindri di materiale plastico inerte che raggiungono la rigidità desiderata grazie ad un liquido che viene fatto circolare a pressione 
al loro interno.


Si dividono in:


Protesi tricomponenti: coppia di cilindri da inserire nei corpi cavernosi + serbatoio da inserire nello spazio prevescicale + pompa di attivazione da inserire nello scroto.
I tre componenti vengono collegati da tubi che permettono il flusso del liquido dal serbatoio ai cilindri per l’erezione ed in senso inverso per la detumescenza.


Protesi bicomponenti: coppia di cilindri da inserire nei corpi cavernosi + serbatoio e pompa di attivazione associati e posti nello scroto. I due componenti sono collegati da tubi che consentono il flusso del liquido nelle due direzioni.


Protesi monocomponenti: cilindro con pompa e serbatoio integrati. I cilindri inseriti nei corpi cavernosi contengono nell’estremità distale il complesso pompa/serbatoio che viene attivato con una pressione sul glande. Una seconda pressione attiva la valvola per sgonfiare la protesi consentendone la detumescenza.


VEDI ESEMPI NELL'IMMAGINE
Protesi idraulica bicomponente (A)

Protesi idraulica monocomponente
 (B)
Protesi idraulica tricomponente

(C)
Protesi semirigida (D)