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Domenica, Settembre 24, 2017
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Cistite nella donna: perchè non parlarne?

Cos'è la cistite?

Il termine "cistite" indica uno stato infiammatorio della vescica quasi sempre di origine batterica causa di minzione dolorosa e difficoltosa con stimolo continuo e pressante. Le cistiti vengono classificate in base alle caratteristiche cliniche e alla presenza di patologie eventualmente associate. Nel primo caso si parlerà di cistiti complicate, nel secondo di non complicate.
Le seconde, che sono quelle di maggiore interesse, si suddividono in:
Cistite semplice: occasionale e transitoria, di origine infettiva, a decorso benigno
Cistite emorragica: è quella infiammazione acuta di origine infettiva della vescica che coinvolge i capillari della sottomucosa, rappresenta il 10% circa delle infezioni urinarie totali. Può essere scatenata dalla radioterapia e da alcuni farmaci citotossici.
Cistite ricorrente: periodicità di reinfezioni o come recidive
Cistite interstiziale: è una malattia cronica e severamente debilitante della vescica urinaria, dovuta all’infiammazione cronica della mucosa e al rigonfiamento della superficie interna della parete vescicale.


Quanto è frequente la cistite?


Il 20-30% delle donne adulte sviluppa uno o più episodi di cistite ogni anno. 

L'incidenza aumenta con l'età: è molto bassa nell'età prepuberale mentre con l'inizio dell'attività sessuale e le gravidanze aumenta, e continua ad aumentare dopo la menopausa. 

Inoltre le reinfezioni sono più frequenti con l'aumentare dell'età della paziente. 

La probabilità di cistiti ricorrenti cresce con il crescere del numero degli episodi precedenti, 
mentre diminuisce tanto più lungo è stato l'intervallo tra gli episodi precedenti.


Quali sono le cause?

La causa principale delle infezioni urinarie ricorrenti nelle donne è rappresentata dall'alterazione della normale flora batterica vaginale.
Si tratta di un processo a tappe in cui i germi provenienti dall'intestino colonizzano la vagina e la mucosa uretrale per poi dare origine al fenomeno infettivo vescicale. Il batterio più frequentemente responsabile della cistite è l'Escherichia coli (80% dei casi) seguono lo stafilococco epidermidis (9%) e lo streptococco fecale (1-3%).
Esistono poi fattori predisponenti, spesso di origine genetica, che aumenterebbero le possibilità di adesione dei batteri alla parete vescicale facendo venir meno uno o più fattori di difesa normalmente presenti nell'apparato urinario umano.
Tra questi ricordiamo: la presenza di sostanze chiamate "glicosamminoglicani" che impediscono l'adesione dei batteri patogeni alla parete vescicale; 
la presenza in normale quantità di batteri non patogeni (lattobacilli, gram-positivi, ecc.) nella vagina e nella zona periuretrale che impediscono la crescita dei ceppi patogeni; l'acidità (pH acido) dell'ambiente vaginale e dell'urina ostacola la proliferazione dei batteri responsabili delle cistiti; 
la presenza nelle urine di una proteina renale (proteina di Tamm-Horsfall) che ha la funzione di impedire l'adesione batterica alla parete vescicale e di intrappolare i batteri eventualmente presenti così da poter essere eliminati con l'emissione dell'urina; la presenza di immunoglobuline (anticorpi) specifiche sulla parete vescicale costituiscono una valida barriera alla colonizzazione da parte dei batteri.
L'alterazione o la soppressione di uno o più di questi fattori fa aumentare il rischio 
di infezioni ricorrenti.



Esistono delle condizioni predisponenti?

Certamente esistono delle condizioni che facilitano l’insorgenza delle cistiti. 

Conoscerle può aiutare a limitarne gli effetti negativi.
L'età, il trauma meccanico dei rapporti sessuali favorisce la risalita della flora patogena nell'uretra; l'uso del diaframma e delle creme spermicide può provocare alterazioni dell’acidità vaginale e quindi della sua normale flora batterica; un prolasso uterino o vescicale può causarne l’incompleto svuotamento favorendo così l'insorgenza delle cistiti; stessa cosa si può dire nei casi di vescica neurologica conseguente a sclerosi multipla, diabete, para-tetraplegia ecc; si può riscontrare una aumentata suscettibilità alle infezioni vescicali ricorrenti in tutte le condizioni di immunosoppressione (terapia cortisonica prolungata, chemioterapia ecc); infine va ricordato che la calcolosi delle vie urinarie è frequentemente associata ad infezione urinaria.


Che fare?

Molte malattie o alterazioni anatomiche (diabete, ipertensione, calcolosi, ostruzioni urinarie, ecc.) favoriscono il ripetersi di episodi infettivi. Vanno ricercate e curate adeguatamente.
Seguire scrupolosamente la prescrizione medica, completando sempre il ciclo di terapia, senza interromperla al primo attenuarsi dei sintomi acuti. La scomparsa o la riduzione della sintomatologia non si accompagna sempre alla scomparsa dell' infezione.
Assumere la dose serale di antibiotici prima di coricarsi e dopo aver svuotato la vescica. In questo modo si ottiene una maggiore concentrazione e permanenza del farmaco in vescica. I fluorochinolonici sono oggi, tra gli antibiotici a largo spettro, i più indicati nel trattamento di prima scelta grazie alla loro attività oltre che vescicale anche vaginale ed intestinale.
Evitare l'uso di indumenti intimi stretti o in tessuto sintetico che impediscono la corretta traspirazione.
Bere molto (almeno 2 litri al giorno), in particolare a digiuno ed urinare spesso per diluire 
ed allontanare i batteri presenti nelle vie escretrici.
Regolarizzare l’intestino, ricorrendo ad una dieta ricca di scorie e, se necessario, a blandi lassativi. La stipsi infatti favorisce la moltiplicazione dei batteri fecali, principale causa delle infezioni urinarie soprattutto nella donna.
Curare l’igiene intima usando acqua e sapone neutro. Le donne dovranno lavarsi con movimenti che vanno dalla vagina al retto e non viceversa per evitare contaminazioni.
Durante le mestruazioni e dopo l' attività sessuale intensificare le misure igieniche: 
chi fa uso di assorbenti interni deve rinnovare spesso il tampone, che va rimosso durante 
la notte, per ridurre la proliferazione batterica e la contaminazione uretrale.
Non effettuare più di una lavanda vaginale a settimana. L'acidità naturale della vagina costituisce un fattore di difesa contro lo sviluppo dei batteri.
Adottare una dieta priva di spezie, insaccati, cibi conservati. Evitare bevande alcalinizzanti (ricche di anidride carbonica ), l’acidità urinaria infatti ostacola la crescita batterica. 
Una dieta appropriata attenua la flogosi locale.
Evitare l'uso di contraccettivi meccanici od orali ad alto dosaggio ormonale. 
Favoriscono la congestione pelvica e contribuiscono all' impianto dei batteri.